News

Ansia e stress ora si “curano” nei musei

CON IL PROGETTO ASBA GLI ENTI MUSEALI SI FANNO PROMOTORI DEL BENESSERE DELLA COLLETTIVITÀ.

–  PROGETTO ASBA  –

INTRODUZIONE

Filosofia e obiettivi del progetto
Secondo l’American Psychological Association (APA), lo stress è la risposta fisiologica o psicologica a fattori di stress interni o esterni. Comporta cambiamenti che interessano quasi tutte le strutture del corpo, influenzando il modo in cui le persone si sentono e si comportano. Causando questi cambiamenti mente-corpo, lo stress contribuisce direttamente al disordine psicologico e fisiologico e quindi alla malattia, colpisce la salute mentale e fisica, riducendo quindi la qualità della vita. L’ansia è un’emozione caratterizzata da apprensione e sintomi somatici di tensione in cui un individuo anticipa un pericolo imminente, una catastrofe o una disgrazia. Il corpo spesso si mobilita per affrontare la minaccia percepita: i muscoli si tendono, la respirazione è più veloce e il cuore batte più rapidamente.

I livelli di disagio psicosociale nella società sono significativi, come dimostra l’ampio uso di antidepressivi prescritti e i giorni di lavoro persi a causa di stress e ansia. L’epidemia di Covid19 ha ulteriormente esacerbato questa condizione. È assolutamente normale provare una vasta gamma di emozioni quando si deve affrontare una pandemia globale identificata come una situazione altamente stressante. Tuttavia, il coinvolgimento attivo in attività creative e culturali offre una vasta gamma di benefici, come la promozione del benessere, della qualità della vita e della salute. Inoltre, come dimostrato da psicologi e psichiatri, è possibile guarire completamente dall’ansia.

I musei si sforzano di promuovere il benessere nelle loro comunità in vari modi, e molti di loro sono anche impegnati a sperimentare nuove strategie per raggiungere questo obiettivo. Dal 2018 i medici di famiglia canadesi possono prescrivere una visita ai musei canadesi per migliorare il benessere fisico e mentale. Recentemente il Belgio ha iniziato uno studio pilota di tre mesi basato sull’esempio canadese. I medici di Bruxelles prescrivono visite in museo per trattare lo stress e l’ansia dovuti al Covid19.

La principale difficoltà che i musei affrontano è proporre attività affinché l’incontro con gli oggetti in esposizione possa effettivamente svolgere la propria azione per alleviare il disagio mentale. Infatti, non possiamo essere sicuri che i visitatori siano in grado di entrare in relazione e beneficiare degli oggetti esposti senza un aiuto specifico. L’obiettivo del progetto ASBA è quello di risolvere il problema con un nuovo approccio. Il museo amico del cervello (BFM dall’acronimo del termine inglese brain-friendly museum) è un’istituzione basata sul rispetto dei processi cognitivi e delle emozioni degli esseri umani e sulla protezione, conservazione, diffusione e apprezzamento del nostro patrimonio tangibile e intangibile. L’approccio BFM incoraggia la collaborazione tra esperti di diversi settori e si fonda principalmente su teorie della psicologia, impiegando gli strumenti delle neuroscienze. Il suo obiettivo è quello di coniugare la qualità dell’esperienza museale e il benessere mentale. Il progetto è unico in questo campo e fornirà un avanzamento significativo delle conoscenze, fondato su solide basi scientifiche, ben oltre l’attuale stato dell’arte.

DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Il progetto ASBA si concentra sulle emozioni e sullo stress ed è un’applicazione concreta dell’approccio BFM descritto nel libro The Brain-friendly Museum. Using psychology and neuroscience to improve the visitor experience (in stampa – Routledge), a cura di Annalisa Banzi. Questa iniziativa si rivolge a tutti i cittadini, affetti da diversi livelli di ansia non patologica, che desiderano essere coinvolti in esperienze culturali che possano alleviare la loro tensione emotiva e quindi migliorare il loro benessere. Il museo, offrendo attività volte a promuovere il benessere mentale, diventa un luogo dove le persone:

  • possono essere più consapevoli di cosa sono lo stress e l’ansia, e di come questi influenzano la loro vita;
  • hanno la possibilità di praticare strategie per alleviare il disagio mentale mentre osservano e imparano a conoscere gli oggetti esposti;

Il progetto vuole essere un aiuto pratico per le istituzioni che vogliono proporre attività culturali legate al benessere. Per questo motivo, propone quattro strategie per dare ai musei stessi la possibilità di scegliere il metodo più adatto a loro. A questo proposito, le strategie selezionate, una volta testate, saranno presentate e valutate non in termini competitivi ma in modo descrittivo come guida per individuare quella più adatta ad ogni istituzione.

Uno di questi quattro metodi (la strategia basata sulla combinazione di patrimonio culturale e natura) è del tutto nuovo mentre gli altri sono conosciuti ma non completamente verificati o diffusi nei musei, soprattutto in Italia.

  1. MINDFULNESS. Kabat-Zinn ha definito la mindfulness come la consapevolezza che nasce dal prestare intenzionalmente attenzione al momento presente, senza formulare giudizi. Concentrandosi sul respiro, è possibile focalizzare l’attenzione sul corpo e sulla mente nel loro stato momentaneo, alleviando così il dolore sia fisico che emotivo. Come sostenuto da Russ Harris, la mindfulness è un insieme di strumenti psicologici per migliorare il benessere delle persone. È stato dimostrato a livello clinico che è un intervento efficace in una vasta gamma di disturbi (dolore cronico, disturbi d’ansia, depressione, abuso di sostanze e disturbo di personalità borderline).
  2. VISUAL THINKING STRATEGIES (VTS). Le VTS costituiscono un metodo di apprendimento sviluppato da Philip Yenawine, direttore del dipartimento educativo del MoMA (New York) nel periodo 1983-93, e dalla psicologa cognitiva Abigail Housen. Il metodo VTS consiste in una discussione di gruppo, guidata da un facilitatore, davanti a un oggetto del museo. Si tratta di un processo di costruzione del significato dell’opera, che si attiva ponendo tre domande:
    – Cosa sta succedendo in questa immagine?
    – Quali sono gli elementi visivi che possono provare quanto detto?
    – Cos’altro possiamo trovare?
    Il metodo VTS migliora l’autostima, riduce l’ansia, sviluppa il problem solving, il pensiero critico, la capacità di lavorare in gruppo e le abilità sociali. Può essere adattato alla costruzione del significato di qualsiasi oggetto museale.
  3. ARTE TERAPIA. L’arte terapia si basa sull’uso di attività artistiche (ad esempio, la pittura) a scopo terapeutico. Il processo di fare arte è un’esperienza curativa; offre l’opportunità di esprimersi quando la comunicazione verbale risulta difficile. Può condurre alla realizzazione personale, alla revisione e alla trasformazione delle proprie esperienze emotive. Gli oggetti impiegati in arteterapia sono visti come un mezzo di comunicazione non verbale per sviluppare nuove intuizioni, risolvere conflitti e problemi nonché formulare nuove percezioni per ottenere un cambiamento positivo, una crescita e una riabilitazione. L’arte terapia non è uno strumento diagnostico ma un mezzo per affrontare questioni emotive che possono essere confuse e angoscianti.
  4. STRATEGIA FONDATA SULLA COMBINAZIONE DI PATRIMONIO CULTURALE E NATURA. Esistono solide prove che il contatto con la natura migliora la salute umana, compresi i benefici sull’umore (Neil et al., 2018). Camminare in un bosco – pratica popolare in Giappone ove è conosciuta come shinrin-yoku – riduce il livello di concentrazione del cortisolo, la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, mentre favorisce una maggiore attività nervosa parasimpatica e al tempo stesso una minore attività nervosa simpatica, rispetto agli ambienti cittadini (Park et al., 2010).
    L’effetto positivo della natura sugli esseri umani può essere combinato con gli stimoli benefici provenienti dal patrimonio culturale esposto in un museo. Naturalmente, questo metodo può essere adottato solo dai musei che sono vicini a/in un parco o un giardino.

Il progetto ASBA prevede che ogni metodo sarà analizzato in due tipologie di musei (un museo di belle arti e un museo scientifico) al fine di dimostrare che le strategie sono applicabili in contesti diversi. I musei che hanno aderito alla sperimentazione sono la Galleria di Arte Moderna e il Museo di Storia Naturale di Milano. Indipendentemente dal metodo adottato, ogni incontro sarà scandito da quattro momenti: la parte informativa, la parte di training basata su una delle quattro tecniche davanti agli oggetti del museo, la spiegazione degli oggetti del museo e un dibattito finale. All’inizio e alla fine di ogni incontro, i livelli di ansia e di stress saranno misurati per mezzo di test validati a livello internazionale e di strumenti che rilevano gli indici fisiologici.

Il progetto include anche il metodo Art Up che sarà testato unicamente nella Galleria di Arte Moderna di Milano perché rivolto alla fruizione di opere d’arte. È una strategia in uso dal 2016 che vede il coinvolgimento di storici dell’arte, psicoanalisti e facilitatori Arte e Salute. Questi ultimi sono persone affette da disagio mentale che hanno frequentato il corso di formazione Art Up “Affetti ed effetti dell’arte” realizzato negli ultimi anni presso le Gallerie d’Italia (Milano).

I risultati raccolti saranno presentati al Sindaco e agli Assessori della città di Milano per permettere l’organizzazione e la prescrizione di visite nei musei come mezzo per alleviare lo stress e l’ansia.

Contatto per il progetto: Annalisa Banzi annalisa.banzi@unimib.it

CARTELLA STAMPA

Riabilitare il cervello

La neuroriabilitazione è l’insieme delle strategie utilizzate per migliorare e, se possibile, recuperare le funzioni neurologiche alterate in soggetti con disabilità causata da danni del sistema nervoso. Accanto alle tradizionali tecniche di stimolazione propriocettiva elaborate a partite dalla fine del XIX secolo, oggi le conoscenze relative alla plasticità neuronale, insieme alle possibilità diagnostiche offerte dal neuroimaging e alle potenzialità di riattivare i meccanismi di neurogenesi, aprono nuove frontiere in ambito clinico. Manipolazione corporea e neuromodulazione cerebrale vengono potenziate grazie alla riabilitazione robotica (attraverso l’uso di esoscheletri, protesi bioniche e organismi cibernetici) da un lato e integrate dalla riabilitazione virtuale (che sviluppa le potenzialità cognitive di recupero corporeo e mentale) dall’altro. Queste nuove modalità di riabilitazione neurologica danno origine però anche a insoliti nodi neuroetici che necessità di essere analizzati e, se possibile, sciolti.

Costruire il cervello in laboratorio

Lo studio e l’impiego per la ricerca di tessuti nervosi realizzati in laboratorio e di organoidi cerebrali che mimano il funzionamento del cervello umano stanno diventando sempre più un validissimo strumento di conoscenza in ambito neuroscientifico, suscettibile a breve di possibili ricadute anche sul piano terapeutico oltre che conoscitivo. Dopo una rassegna del “cervello in laboratorio” tra storia, scienza e fantascienza, si analizzeranno realtà e prospettive di conoscenza scientifica e di applicazioni cliniche di questo particolare campo di ricerca neurobiologica. Infine verranno discussi i problemi etici legati all’utilizzo di organoidi cerebrali: si ricostruirà in laboratorio anche la coscienza?

Cervello e cibo – Scelte alimentari e opzioni etiche

Un crescente interesse nello studio dei rapporti tra comportamenti alimentari, meccanismi cerebrali e scelte cognitive ha permesso, in questi ultimi anni, di comprendere le motivazioni che sono alla base delle nostre scelte dietetiche, consentendo di verificare anche come ciò che mangiamo influenza in modo diretto non solo la nostra salute ma anche la plasticità neuronale che determina le nostre scelte cognitive ed etiche. L’analisi delle dinamiche che nascono dall’interazione tra cibo e cervello spiega anche le preferenze gastronomiche individuali, le abitudini dietetiche particolari e le culture alimentari tipiche di ogni popolo. Una nuova scienza, la neurogastronomia, apre oggi interessanti prospettive di ricerca in ambito medico anche sotto l’aspetto neuropsicologico e neuroetico.

Il secondo cervello – 15 Marzo 2017

Fare una “scelta di pancia” oggi non è più solo un modo di dire popolare per giustificare una scelta emotiva, ma anche un’autentica modalità di agire dell’organismo umano. Soprattutto alla luce delle più recenti scoperte scientifiche relative alla funzione svolta nell’uomo dal sistema nervoso viscerale presente nei “profondi recessi” (leggi intestino) del nostro corpo e della popolazione di microbi (microbioma) che li vive.

Sappiamo infatti che il sistema gastroenterico è dotato di un “cervello” con una capacità “emozionale” superiore a quella di altri organi (come il cuore). Questo sistema è l’unico organo che ha un sistema nervoso intrinseco autonomo, cioè in grado di mediare riflessi in completa assenza di input dell’encefalo e del midollo spinale. Il sistema nervoso enterico umano è probabilmente una parte che abbiamo conservato del nostro passato evolutivo perché rappresenta un centro di elaborazione e di gestione che ci consente di risolvere molti problemi spiacevoli senza grande impegno mentale. In questa prospettiva la visione encefalocentrica oggi dominante sembra destinata a lasciare il posto a una visione più integrata e policentrica inerente la vita nervosa e mentale dell’uomo.

Allegati:

Eventi Arte e Ospedali – 19 ottobre 2015

Il rapporto tra arte e ospedali ha una tradizione antica. Dei greci templi della salute ai medioevali ospedali di Dio, passando per le rinascimentali fabbriche della salute sino ai novecenteschi ospedali specialistici e alle attuali aziende della salute, le opere murarie, la struttura architettonica e le installazioni pittoriche e scultoree hanno costituito una parte essenziale della “struttura ospedaliera”. Oggi poi l’arte non solo è spesso elemento essenziale nella progettazione dell’ospedale, ma diventa essa stessa parte integrante dalla cura dei pazienti. Non meno importante è il recupero (urbanistico, sociale, artistico) degli ospedali dismessi, quelli psichiatrici in particolare, ma non solo. Un dibattito interdisciplinare su queste tematiche costituisce il nucleo culturale di questo workshop internazionale.

Il cibo del futuro – 16 maggio 2015

Come nutrire in modo sostenibile un mondo sempre più popolato? Dove trovare le risorse alimentari per sfamare adeguatamente gli abitanti del pianeta? Come superare le contraddizioni e l’ingiustizia tra una parte del pianeta in cui i bambini devono combattere l’obesità e un’altra in cui devono affrontare drammaticamente la sottonutrizione e la malnutrizione? Come inciderà quantitativamente e qualitativamente il cibo del futuro sulla salute globale della popolazione?

Sono alcune delle domande a cui è necessario dare oggi una risposta. Nutrire il pianeta è indispensabile, ma è ugualmente importante farlo in modo da non solo preservare ma anche migliorare la salute dei suoi abitanti. Da tempo è noto il rapporto tra cibo e medicina, tra alimentazione e salute. Una riflessione su questi temi, nell’ambito del più ampio confronto che si svolge in questi stessi tempi a Expo 2015, è lo scopo del nostro incontro.

Cibo e Cervello – 24 maggio 2014

Un crescente interesse nello studio dei rapporti tra comportamenti alimentari e meccanismi cerebrali ha permesso, in questi ultimi anni, di comprendere le motivazioni che sono alla base delle nostre scelte dietetiche. Perché preferiamo i cibi dolci a quelli amari? Cosa ci spinge ad assumere più calorie di quelle necessarie al nostro fabbisogno giornaliero, facendosi così inevitabilmente aumentare di peso? Una nuova scienza, la neurogastronomia, apre oggi nuove prospettive di ricerca e di comprensione in ambito nutrizionistico e medico. Cibo, cervello e salute sono i cardini di una dinamica dimensione interattiva in grado di realizzare, se ben indirizzata, strategie dietetiche consapevoli e consolidate, capaci di coniugare armonicamente gusto e piacere con benessere e salute.

Il cibo del mondo – 21 settembre 2013

Si è svolto sabato 21 settembre presso la nuova sede del CAM a Monza l’evento dal titolo “Il cibo del mondo. Alimentazione e salute in una società multietnica”, proposto come momento di riflessione ed analisi del rapporto esistente tra cibo, cultura, stili di vita e salute.

L’importanza del cibo per la salute e l’influenza della nutrizione sulla qualità di vita e sul lavoro sono noti da tempo. Il cibo è sempre stato sin dall’antichità il primo “farmaco” e ancora oggi molte medicine tradizionali utilizzano gli alimenti come elementi essenziali delle loro terapie. Solo in questi ultimi anni, però, la globalizzazione, che ha interessato in modo sempre più crescente gli scambi commerciali e le relazioni culturali, influenza profondamente anche le abitudini culinarie e i gusti alimentari.

Per chi viaggia o emigra per lavoro in altre parti del mondo conservare le proprie consuetudini nel mangiare è un vantaggio o rappresenta un problema in termini di salute, d’inserimento e di risultati produttivi? Per noi, che spesso solo per moda preferiamo alla nostra tradizionale “cucina locale” la più esotica e affascinante “cucina etnica”, queste nuove consuetudini nutrizionali come incidono sul lavoro, sulla salute e sulla vita? Sono queste alcune delle domande alle quali cercherà di dare una risposta il convegno organizzato dal CAM in collaborazione con il Centro studi sulla storia del pensiero biomedico dell’Università di Milano Bicocca (www.cespeb.com).

L’incontro s’inserisce in un percorso di approfondimento culturale inerente i rapporti tra gastronomia e sanità. Segue quello realizzato da Cespeb e CAM alcuni anni fa sul tema “Il cibo come farmaco. Per una cultura alimentare della salute.” Questi congressi sono nati nella prospettiva dell’Expo 2015, che si svolgerà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 e che ha come tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. A sottolineare come il convegno monzese sia in linea con le tematiche dell’Esposizione Internazionale di Milano, il Comitato Scientifico di Expo 2015 ha concesso il suo patrocinio all’evento.

Un saluto è stato portato dal sindaco di Monza Roberto Scanagatti, mentre il benvenuto è stato dato dall’Assessore all’Istruzione e Università, Politiche Sociali e Familiari e Programmazione Sociosanitaria della Provincia di Monza e Brianza Giuliana Colombo.

L’incontro si è articolato in una parte teorica, con diverse relazioni sul tema “cibo globale” e in una parte pratica, durante la quale, a cura della Scuola Alberghiera del Collegio Ballerini di Seregno e dell’Associazione Cuochi Brianza, si è svolta una degustazione guidata su “cucina locale e cucina etnica a confronto”.

Nella prima parte dell’incontro Vittorio A. Sironi, direttore del Centro Studi sulla Storia del Pensiero Biomedico dell’Università di Milano Bicocca, ha evidenziato come nascono storicamente, tenuto conto dei vari fattori naturali e ambientali, le abitudini alimentari che, trasformate, modulate e riplasmate dall’esperienza umana, si trasformano in “culture alimentari”, in grado – queste ultime – di incidere profondamente sulla salute. Si pensi, ad esempio, all’alta incidenza dei tumori gastrici nelle popolazioni giapponesi e orientali, che si nutrono di cibi conservati sottosale perché hanno difficoltà ad assumere quotidianamente cibi freschi e verdura e frutta. Al contrario chi ha la fortuna di poter disporre di molta frutta e verdura, di pesce e di olio d’oliva – come è alla base della cucina mediterranea – può disporre di una “dieta” che la cultura enogastronomica ha consolidato come uno dei capisaldi del buon vivere e la medicina come un elemento essenziale del lungo vivere e del vivere in salute. Aspetti socioeconomici (si pensi alle malattie dei poveri – tisi, rachitismo, pellagra, gozzo ipotiroideo – da cattiva o insufficiente alimentazione o al contrario oggi a quelle di ricchi, da eccesso di alimentazione – diabete, dislipidemie, patologie cardiovascolari, obesità -), fede religiosa (limitazione di alcuni cibi per i musulmani, o magro e digiuno per i cristiani), e sclete ideologiche (si pensi ai vegetariani che liberamente decidono di non mangiare carne) sono altri elementi che forgiano le culture alimentari e incidono quindi direttamente sulla salute.

L’uomo è ciò che mangia, ha ricordato il farmacologo Michele Carruba dell’Università degli studi di Milano, sottolineando come la “dieta mediterranea” è unanimemente considerata in ambito medico come la migliore possibile per vivere sani e a lungo, ancora meglio se ha ciò si unisce movimento regolare e assenza di fumo.

Gabriella Morini, biochimica e docente dell’Università di Scienze Gastronomiche della Slow Food, ha messo in luce come vi siano dei gusti universalmente apprezzati, legati anche alla storia evolutiva della nostra specie. Il dolce è un gusto apprezzato in tutte le culture alimentari perché è sinonimo di cibi energetici; il salato è ugualmente generalmente ben considerato perché in tal modo assicura all’organismo la giusta quantità di sali necessari per il suo equilibrio e il suo benessere; il sapido – o umami – richiama il gusto della carne ed è apprezzato in vario modo nelle diverse culture alimentari; infine l’amaro è un segnale di pericolo, tipico delle erbe velenose (quindi da evitare) o dei cibi avariati (da non mangiare).

Emilio Minelli, vicedirettore del World Health Organisation Collaborating Centre for Traditional Medicine, ha sottolineato l’importanza dei cibi nella pratiche sanitarie della medicina cinese, puntualizzando come alcune ricette tradizionali utilizzate come rimedi in questa cultura medica possano essere applicate, usando ingredienti locali con le stesse caratteristiche organolettiche di quelli utilizzati in Cina, anche da noi.

Infine Marco D’Orso, medico del lavoro dell’Università di Milano Biccoca, ha illustrato i problemi che le diverse culture alimentari dei lavori extracomunitari (in particolari quelli di fede musulmana) pongono sull’ambiente di lavoro e in ambito scolastico, in modo particolare quando, durante il Ramadan, il digiuno diurno rischia di creare condizioni potenzialmente pericolose sui luoghi di lavoro.

In chiusura Marialuisa Lavitrano, prorettore dell’Università di Milano Bicocca e componente del Comitato Scientifico di Expo 2015, ha illustrato le finalità della manifestazione internazionale del 2015 e il percorso in atto per arrivarci.

E’ possibile vedere una sintesi degli interventi collegandosi ai seguenti link

Allegati: