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Riabilitare il cervello

La neuroriabilitazione è l’insieme delle strategie utilizzate per migliorare e, se possibile, recuperare le funzioni neurologiche alterate in soggetti con disabilità causata da danni del sistema nervoso. Accanto alle tradizionali tecniche di stimolazione propriocettiva elaborate a partite dalla fine del XIX secolo, oggi le conoscenze relative alla plasticità neuronale, insieme alle possibilità diagnostiche offerte dal neuroimaging e alle potenzialità di riattivare i meccanismi di neurogenesi, aprono nuove frontiere in ambito clinico. Manipolazione corporea e neuromodulazione cerebrale vengono potenziate grazie alla riabilitazione robotica (attraverso l’uso di esoscheletri, protesi bioniche e organismi cibernetici) da un lato e integrate dalla riabilitazione virtuale (che sviluppa le potenzialità cognitive di recupero corporeo e mentale) dall’altro. Queste nuove modalità di riabilitazione neurologica danno origine però anche a insoliti nodi neuroetici che necessità di essere analizzati e, se possibile, sciolti.

Costruire il cervello in laboratorio

Lo studio e l’impiego per la ricerca di tessuti nervosi realizzati in laboratorio e di organoidi cerebrali che mimano il funzionamento del cervello umano stanno diventando sempre più un validissimo strumento di conoscenza in ambito neuroscientifico, suscettibile a breve di possibili ricadute anche sul piano terapeutico oltre che conoscitivo. Dopo una rassegna del “cervello in laboratorio” tra storia, scienza e fantascienza, si analizzeranno realtà e prospettive di conoscenza scientifica e di applicazioni cliniche di questo particolare campo di ricerca neurobiologica. Infine verranno discussi i problemi etici legati all’utilizzo di organoidi cerebrali: si ricostruirà in laboratorio anche la coscienza?

Cervello e cibo – Scelte alimentari e opzioni etiche

Un crescente interesse nello studio dei rapporti tra comportamenti alimentari, meccanismi cerebrali e scelte cognitive ha permesso, in questi ultimi anni, di comprendere le motivazioni che sono alla base delle nostre scelte dietetiche, consentendo di verificare anche come ciò che mangiamo influenza in modo diretto non solo la nostra salute ma anche la plasticità neuronale che determina le nostre scelte cognitive ed etiche. L’analisi delle dinamiche che nascono dall’interazione tra cibo e cervello spiega anche le preferenze gastronomiche individuali, le abitudini dietetiche particolari e le culture alimentari tipiche di ogni popolo. Una nuova scienza, la neurogastronomia, apre oggi interessanti prospettive di ricerca in ambito medico anche sotto l’aspetto neuropsicologico e neuroetico.

Il secondo cervello – 15 Marzo 2017

Fare una “scelta di pancia” oggi non è più solo un modo di dire popolare per giustificare una scelta emotiva, ma anche un’autentica modalità di agire dell’organismo umano. Soprattutto alla luce delle più recenti scoperte scientifiche relative alla funzione svolta nell’uomo dal sistema nervoso viscerale presente nei “profondi recessi” (leggi intestino) del nostro corpo e della popolazione di microbi (microbioma) che li vive.

Sappiamo infatti che il sistema gastroenterico è dotato di un “cervello” con una capacità “emozionale” superiore a quella di altri organi (come il cuore). Questo sistema è l’unico organo che ha un sistema nervoso intrinseco autonomo, cioè in grado di mediare riflessi in completa assenza di input dell’encefalo e del midollo spinale. Il sistema nervoso enterico umano è probabilmente una parte che abbiamo conservato del nostro passato evolutivo perché rappresenta un centro di elaborazione e di gestione che ci consente di risolvere molti problemi spiacevoli senza grande impegno mentale. In questa prospettiva la visione encefalocentrica oggi dominante sembra destinata a lasciare il posto a una visione più integrata e policentrica inerente la vita nervosa e mentale dell’uomo.

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Eventi Arte e Ospedali – 19 ottobre 2015

Il rapporto tra arte e ospedali ha una tradizione antica. Dei greci templi della salute ai medioevali ospedali di Dio, passando per le rinascimentali fabbriche della salute sino ai novecenteschi ospedali specialistici e alle attuali aziende della salute, le opere murarie, la struttura architettonica e le installazioni pittoriche e scultoree hanno costituito una parte essenziale della “struttura ospedaliera”. Oggi poi l’arte non solo è spesso elemento essenziale nella progettazione dell’ospedale, ma diventa essa stessa parte integrante dalla cura dei pazienti. Non meno importante è il recupero (urbanistico, sociale, artistico) degli ospedali dismessi, quelli psichiatrici in particolare, ma non solo. Un dibattito interdisciplinare su queste tematiche costituisce il nucleo culturale di questo workshop internazionale.

Il cibo del futuro – 16 maggio 2015

Come nutrire in modo sostenibile un mondo sempre più popolato? Dove trovare le risorse alimentari per sfamare adeguatamente gli abitanti del pianeta? Come superare le contraddizioni e l’ingiustizia tra una parte del pianeta in cui i bambini devono combattere l’obesità e un’altra in cui devono affrontare drammaticamente la sottonutrizione e la malnutrizione? Come inciderà quantitativamente e qualitativamente il cibo del futuro sulla salute globale della popolazione?

Sono alcune delle domande a cui è necessario dare oggi una risposta. Nutrire il pianeta è indispensabile, ma è ugualmente importante farlo in modo da non solo preservare ma anche migliorare la salute dei suoi abitanti. Da tempo è noto il rapporto tra cibo e medicina, tra alimentazione e salute. Una riflessione su questi temi, nell’ambito del più ampio confronto che si svolge in questi stessi tempi a Expo 2015, è lo scopo del nostro incontro.

Cibo e Cervello – 24 maggio 2014

Un crescente interesse nello studio dei rapporti tra comportamenti alimentari e meccanismi cerebrali ha permesso, in questi ultimi anni, di comprendere le motivazioni che sono alla base delle nostre scelte dietetiche. Perché preferiamo i cibi dolci a quelli amari? Cosa ci spinge ad assumere più calorie di quelle necessarie al nostro fabbisogno giornaliero, facendosi così inevitabilmente aumentare di peso? Una nuova scienza, la neurogastronomia, apre oggi nuove prospettive di ricerca e di comprensione in ambito nutrizionistico e medico. Cibo, cervello e salute sono i cardini di una dinamica dimensione interattiva in grado di realizzare, se ben indirizzata, strategie dietetiche consapevoli e consolidate, capaci di coniugare armonicamente gusto e piacere con benessere e salute.

Il cibo del mondo – 21 settembre 2013

Si è svolto sabato 21 settembre presso la nuova sede del CAM a Monza l’evento dal titolo “Il cibo del mondo. Alimentazione e salute in una società multietnica”, proposto come momento di riflessione ed analisi del rapporto esistente tra cibo, cultura, stili di vita e salute.

L’importanza del cibo per la salute e l’influenza della nutrizione sulla qualità di vita e sul lavoro sono noti da tempo. Il cibo è sempre stato sin dall’antichità il primo “farmaco” e ancora oggi molte medicine tradizionali utilizzano gli alimenti come elementi essenziali delle loro terapie. Solo in questi ultimi anni, però, la globalizzazione, che ha interessato in modo sempre più crescente gli scambi commerciali e le relazioni culturali, influenza profondamente anche le abitudini culinarie e i gusti alimentari.

Per chi viaggia o emigra per lavoro in altre parti del mondo conservare le proprie consuetudini nel mangiare è un vantaggio o rappresenta un problema in termini di salute, d’inserimento e di risultati produttivi? Per noi, che spesso solo per moda preferiamo alla nostra tradizionale “cucina locale” la più esotica e affascinante “cucina etnica”, queste nuove consuetudini nutrizionali come incidono sul lavoro, sulla salute e sulla vita? Sono queste alcune delle domande alle quali cercherà di dare una risposta il convegno organizzato dal CAM in collaborazione con il Centro studi sulla storia del pensiero biomedico dell’Università di Milano Bicocca (www.cespeb.com).

L’incontro s’inserisce in un percorso di approfondimento culturale inerente i rapporti tra gastronomia e sanità. Segue quello realizzato da Cespeb e CAM alcuni anni fa sul tema “Il cibo come farmaco. Per una cultura alimentare della salute.” Questi congressi sono nati nella prospettiva dell’Expo 2015, che si svolgerà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 e che ha come tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. A sottolineare come il convegno monzese sia in linea con le tematiche dell’Esposizione Internazionale di Milano, il Comitato Scientifico di Expo 2015 ha concesso il suo patrocinio all’evento.

Un saluto è stato portato dal sindaco di Monza Roberto Scanagatti, mentre il benvenuto è stato dato dall’Assessore all’Istruzione e Università, Politiche Sociali e Familiari e Programmazione Sociosanitaria della Provincia di Monza e Brianza Giuliana Colombo.

L’incontro si è articolato in una parte teorica, con diverse relazioni sul tema “cibo globale” e in una parte pratica, durante la quale, a cura della Scuola Alberghiera del Collegio Ballerini di Seregno e dell’Associazione Cuochi Brianza, si è svolta una degustazione guidata su “cucina locale e cucina etnica a confronto”.

Nella prima parte dell’incontro Vittorio A. Sironi, direttore del Centro Studi sulla Storia del Pensiero Biomedico dell’Università di Milano Bicocca, ha evidenziato come nascono storicamente, tenuto conto dei vari fattori naturali e ambientali, le abitudini alimentari che, trasformate, modulate e riplasmate dall’esperienza umana, si trasformano in “culture alimentari”, in grado – queste ultime – di incidere profondamente sulla salute. Si pensi, ad esempio, all’alta incidenza dei tumori gastrici nelle popolazioni giapponesi e orientali, che si nutrono di cibi conservati sottosale perché hanno difficoltà ad assumere quotidianamente cibi freschi e verdura e frutta. Al contrario chi ha la fortuna di poter disporre di molta frutta e verdura, di pesce e di olio d’oliva – come è alla base della cucina mediterranea – può disporre di una “dieta” che la cultura enogastronomica ha consolidato come uno dei capisaldi del buon vivere e la medicina come un elemento essenziale del lungo vivere e del vivere in salute. Aspetti socioeconomici (si pensi alle malattie dei poveri – tisi, rachitismo, pellagra, gozzo ipotiroideo – da cattiva o insufficiente alimentazione o al contrario oggi a quelle di ricchi, da eccesso di alimentazione – diabete, dislipidemie, patologie cardiovascolari, obesità -), fede religiosa (limitazione di alcuni cibi per i musulmani, o magro e digiuno per i cristiani), e sclete ideologiche (si pensi ai vegetariani che liberamente decidono di non mangiare carne) sono altri elementi che forgiano le culture alimentari e incidono quindi direttamente sulla salute.

L’uomo è ciò che mangia, ha ricordato il farmacologo Michele Carruba dell’Università degli studi di Milano, sottolineando come la “dieta mediterranea” è unanimemente considerata in ambito medico come la migliore possibile per vivere sani e a lungo, ancora meglio se ha ciò si unisce movimento regolare e assenza di fumo.

Gabriella Morini, biochimica e docente dell’Università di Scienze Gastronomiche della Slow Food, ha messo in luce come vi siano dei gusti universalmente apprezzati, legati anche alla storia evolutiva della nostra specie. Il dolce è un gusto apprezzato in tutte le culture alimentari perché è sinonimo di cibi energetici; il salato è ugualmente generalmente ben considerato perché in tal modo assicura all’organismo la giusta quantità di sali necessari per il suo equilibrio e il suo benessere; il sapido – o umami – richiama il gusto della carne ed è apprezzato in vario modo nelle diverse culture alimentari; infine l’amaro è un segnale di pericolo, tipico delle erbe velenose (quindi da evitare) o dei cibi avariati (da non mangiare).

Emilio Minelli, vicedirettore del World Health Organisation Collaborating Centre for Traditional Medicine, ha sottolineato l’importanza dei cibi nella pratiche sanitarie della medicina cinese, puntualizzando come alcune ricette tradizionali utilizzate come rimedi in questa cultura medica possano essere applicate, usando ingredienti locali con le stesse caratteristiche organolettiche di quelli utilizzati in Cina, anche da noi.

Infine Marco D’Orso, medico del lavoro dell’Università di Milano Biccoca, ha illustrato i problemi che le diverse culture alimentari dei lavori extracomunitari (in particolari quelli di fede musulmana) pongono sull’ambiente di lavoro e in ambito scolastico, in modo particolare quando, durante il Ramadan, il digiuno diurno rischia di creare condizioni potenzialmente pericolose sui luoghi di lavoro.

In chiusura Marialuisa Lavitrano, prorettore dell’Università di Milano Bicocca e componente del Comitato Scientifico di Expo 2015, ha illustrato le finalità della manifestazione internazionale del 2015 e il percorso in atto per arrivarci.

E’ possibile vedere una sintesi degli interventi collegandosi ai seguenti link

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Medicina interculturale – 24 maggio 2013

In un mondo globalizzato e in una società multiculturale nessun malato deve sentirsi “fuori luogo”.

In luoghi geografici differenti, spesso lontani dai paesi di origine, i contesti culturali variano e, di conseguenza, anche le pratiche terapeutiche e i farmaci che vengono proposti come elementi di cura devono tenere conto di questo. La necessità di offrire una “medicina interculturale” (in grado cioè di ricomporre tra loro culture e malattie, luoghi e persone) deve essere un elemento da tenere in considerazione quando il medico propone una soluzione terapeutica a un malato che appartiene a una tradizione culturale differente dalla propria.